III CONCORSO “POESIA IN CAMMINO"


CALABRIA
VINCITRICE 1° PREMIO

Il cielo sbadiglia vapori di nebbia;
piovigginoso scende il mattino invernale.
Il vetro s’appanna al mio respiro
restituendomi un brivido.
Ricordo...
...folate di vento spargevano sabbia
attorno ai miei piedi nudi
e bianchi sassi gettati a riva dal mare
accecavano gli occhi mai sazi
di tanto azzurro.
Azzurro...
...anima e pelle bruciate al sole
abbandonavo all’abbraccio del mare.

Castiglioni Manuela



IL FUOCO SI E SPENTO
VINCITRICE 2° PREMIO


La terra bruciata rinasce
dopo l’ultimo grido sofferto.
Il primo bagliore di luce
ridona la vita
alla natura violentata
dilaniata dalla guerra ormai finita.
Una mano stanca
illumina il sorriso ormai dimenticato
e asciuga le lacrime di un pianto disperato.
Il cuore soffoca ogni delusione.
La mente rompe la cieca crudeltà.
Deboli ma sicuri
si cammina su un prato
senza le trappole dei cinici.
Deboli ma liberi
dalle catene dei potenti
si vola su un cielo
mai visto prima per tanto odio.

Cancelli Clelia


BACIO DI CAMPAGNA
VINCITRICE 3° PREMIO


Il profumo d’avena azzurra
s’insinuava nodoso
tra bionde radici di carne e foglie,
gonfio d’indugi e segreti
ai pedali dell’ulivo.
Il vento scostava i capelli
dal volto d’inverno
bruciato,
e la mia giovane bocca
scalza
correva all’incontro
fresco e tagliente
di fiume strozzato.
E le labbra
respiravano
le sue
-terra rude e bagnataad
accogliere quel minuscolo bacio
di frumento invernale.
Gioia di campagna
grezza e pulita
di due cuori paonazzi
che sudano
la stessa lacrima.

Cervone Ilaria


IL CICLISTA
VINCITRICE 4° PREMIO

La mia vita:
scandita dai giri dei pedali,
dal ronzio delle ruote sull’asfalto,
dallo scatto misurato del cambio.
Fatica d’un uomo
posto su questa strada
costruita da altri.
La fatica d’arrancare
sull’asfalto bollente
sotto la pioggia o controvento,
con negli occhi l’immagine sopita
delle ruote che scorrono libere,
con la brezza che carezza
il viso accaldato;
gareggiare con la propria ombra.
E’ la vita:
sudore e fatica, per cosa?
Perché ad ogni discesa segua una salita.

Cipollone Mario



AL MATTINO
VINCITRICE 5° PREMIO

Nell’aria tenera
del mattino,
quando una brezza
gentile risveglia
le cose,
libera e leggera
l’anima si libra
nell’aria profumata.
Si concentra
in raccoglimento,
estasi, preghiera,
fa il pieno
di vitalità
ed affronta serena
il nuovo giorno.


Maria Vittoria Semproni



NON SFOGLIARE
VINCITRICE 6° PREMIO

Non sfogliare
alla ricerca delle cose l’alchimia.
Non resta che il macello
nello spoglio disilluso
di chi il petalo travalica
e non coglie.
Ti tradisce
il m’ama non m’ama
della vita.

Colangelo Mira



LILA (“CHE C’E?”)

Vispa, gioiosa, di sfide ricca,
buona, simpatica, piena di luce,
della bellezza felice germoglio,
dell’entusiasmo fanciullesco emblema.
Piccina, dolce, grandiosa figlia.
Magia voluta da un grande amore.
Vivendo il sogno ti si guardava,
felici come d’avere tutto.
Poi quelle notti, in silenzio attenti
davanti a te che dormivi seria,
noi tristi e muti, un’attesa eterna.
Sorte vigliacca, barasti. Perché?
Quell’ospedale, quell’atmosfera,
Dio quei pensieri, Dio che terrore.
Ma non poteva finire così.
Fu la giustizia ad avere trionfo.
Che bella la vita,
tu apristi gli occhioni,
guardasti i sorrisi, le lacrime e i baci,
restasti a pensare per qualche secondo,
poi candidamente dicesti: "Che c’è?".

Antonio Alfonso Di Salvatore



CANTO ALLO STESSO CUORE

Giù dai rami dei tuoi castelli
Pende la mia dolce poesia.
Se solo ti pensa è pura melodia.
S’addormenta sul mio ventre e scende a valle.
Si getta in un sogno che ti parla d’amore
Avverte il bisogno d’ascoltare il tuo cuore.
Nei polverosi deserti dell’Asia
Scintille d’acqua fioriranno
Se sarai con me.
Vortici d’aria si placheranno
se la notte insieme dormiremo.
Canto allo stesso cielo
Che oggi ti vede con lei.
Canto allo stesso sole
Che ci abbandonò alle sei.
Canto allo stesso Dio
In cui credevamo.
Canto allo stesso cuore
Che ci teneva per mano.

Marina Simone



CIELO D’ESTATE

Sotto questo cielo d’estate,
d’un azzurro profondo dipinto
la mia anima calma s’espande,
in esso si perde e s’innalza soave
fino a giungere al Sole cocente
nella chiarezza di tenere stelle specchiarsi
e guardarsi dentro,
nel profondo di essa,
conoscersi per davvero,
ritrovar la speranza
di cui s’era privata
in quel frenetico mondo
lontano dal cuore e da quella emozione
d’un vero amore,
tornar in quel corpo che l’ha imprigionata,
ridonar la speranza di cui s’è innamorata,
lo stupore d’un bimbo,
la meraviglia d’un sogno,
l’emozione della vita imminente
in un fiore
che sboccia...

Del Cane Mary



SOLITUDINI URBANE

Scorrono,
da dietro parete cristallina,
poco chiare forme,
che nemmeno bagliori solari
riescono a definire.
Urla silenziose,
mi sembra di udire,
celate dietro sagome inespressive
e soffocate da micidiali suoni
provenienti da ogni dove.
Ed eccomi ancora immerso
nelle mie solitudini urbane,
a cercare quella botola quotidiana
che mi protegga da tedio e ipocrisia.
Nascosta fra enormi contenitori,
pieni di agghiaccianti realtà
e coperti
da ingannevoli colori

Coccia Fabrizio



TRAGITTI

Quando i tragitti si ripetono con matematica esattezza
condensando destini in geometrie di ferro e vetro
io ti posso guardare e in silenzio studiare il tuo segreto
Da quel che leggi risalgo ai tuoi pensieri
attraverso difficili cammini intuisco un dolore
Da quello che indossi suppongo una destinazione
i tuoi vestiti rivelano un mestiere poco amato e necessario
Dal tuo stesso andare o stare misuro la fatica
che il corpo pur coperto non nasconde
Solo i tuoi occhi sembrano non dire niente
o per lo meno non li riesco ad afferrare
viaggiano troppo avanti, sono arrivati
e stanno già tornando, come ogni giorno
nel loro regno di silenzio.

Redaelli Stefano



INCANTO SVANITO

A te:
Per pochi giorni giacesti
Nel dolce nido
Che offrì a me
La prima dimora.
A te:
già pulsante di vita
adagiato nel tiepido rifugio
sì caro.
Fragile germoglio
beatamente ti crogiolavi
Assaporando attimi di tenerezza.
Ma infauste nubi sorsero
Ad oscurare il tuo viaggio,
nulla poté l’amor
contro l’avversa sorte.
Mai ti concesse il fato
Di vedere il caldo raggio,
né potesti mirare
lo splendore fulgente degli astri.
Come in un sogno
volasti lassù in quel luogo
Dove degli antichi padri
L’aer quieto riposa.

Petraccone Vera



MEDUSA


Dovrò temere altri sguardi,
non il suo.
Altre lingue mi insidieranno,
non le sue.
Denti affilati mi provocheranno ferite,
ma non saranno i suoi.
Lei mi curerà.
E solo per i miei occhi
sarà bellissima.
Mi renderà immune,
e procederemo tranquilli
fra serpi e spine.
Cercheranno il nostro segreto
e non avremo timore.
Non possono,
occhi invalidi,
trovare quello che non vedono.

Coccia Fabrizio



NOTTE


Astri impalpabili
nel chiarore notturno,
scie iridescenti
di sogni trascorsi.
Sguardi assorti,
membra levate al cielo,
attese,
speranze.
Buie.
Fughe irripetibili
nell’infinito gelido,
cavità da indagare,
sussulti di vita,
respiri assonnati
sotto la coltre celeste.
Volti offuscati
da spettri fatali,
scorgo pensieri,
timori amari.
E’ intensa la notte
che alimenta passioni,
labili ricordi
di vane illusioni.

Romano Elena



ISTANTI


Alla primavera anelo
ed ecco il profumo del mare
entrare nei miei ricordi
e dolcemente ridestarli.
Dal magico cilindro della Memoria
ad uno ad uno appaiono istanti,
frammenti lontani di un amore non vissuto.
Sulla riva rocciosa
fra le onde rumoreggianti
furtivo
era sparito
mentre lampioni solitari gettavano luce
sui nostri volti sconosciuti
e il treno
ignaro
proseguiva la corsa
aggrappato alla notturna certezza dei suoi binari.

Bevilacqua Anita



ABISSO DI NOSTALGIA

Sono i suoi
giorni senza meta
a riflettersi,
frantumi
del moto irreale
increspato
dei suoi pensieri.
Non appartengono a lui
le sue ore,
viola scordata
sui gradini di una Chiesa
Costante nel suo lamento
quasi scompare, distratto
e lento,
nella nenia inconsolabile
in memoria
dei suoi sogni spenti.

Mosca Cristina



11 SETTEMBRE 2001

Guardi e riguardi
Pensi e ci ripensi.
Ti giri e ti rigiri,
affoghi in un mare di lacrime.
Ti vedi riflessa in uno specchio di sangue, e provi pietà!
Pietà, per un uomo che non riesce a capire.
Pietà, per un uomo che non riesce a perdonare,
Pietà per un bambino che non sai se
potrà amare.
Vedi passarti tra le mani un’infinità di sbagli,
gioie, dolori, amori, silenzi, parole.
Tu le hai viste! Ma, un fiore appena sbocciato
Che viene spezzato, afflitto, ferito,
da un vento che senza pietà è sceso violento ad aggredirgli il viso,
da una pioggia che impetuosa gli ha rigato i giovani petali,
cosa mai potrà vedere?
Lo vedo mentre implica aiuto.
Mentre cerca di amare,
di perdonare
quel vento maledetto che ci spezza il cuore,
in un profondo buio di dolore.
Gioia spezzata dal dolore,
amore bruciato dal fuoco,
dolcezza corrosa dall’odio.
Ti fa pietà?...mi chiedo quando mai finirà!

Shaihi Edisa



UN SOFFIO DI VITA


Un raggio di sole
si infrange sul tuo viso incline,
mentre seduta
getti i tuoi occhi oltre la finestra.
Un lieve sorriso
spinge lo sguardo al di là della collina,
rincorso dal barlume dei ricordi.
Resto per un attimo a guardarti.
Odo il rumore del tuo silenzio,
e per un breve istante
assaporo con il tuo respiro
il senso della mia vita,
delle mie angosce
che solo a te devo.
Ora il raggio di sole s’è spento.
Chiudo gli occhi,
prima che il tuo viso, fragile e malato,
si specchi sul mio dolore.
Non ti scorderò mai,
amandoti finché vivrò, mamma!

Di Matteo Mario

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