IV CONCORSO “POESIA IN CAMMINO"


SCHIAVITU’, MIA LIBERTA’
VINCITRICE 1° PREMIO

Schiavitù, mia libertà,
necessità, fame, sete:
bisogno che ancora non puoi dire, sentire...
schiavitù nell'inverno della vita
perde il sole di marzo
tra le piogge d'una fredda stagione infinita.
Sulla riva sottile,
imprigionata e racchiusa nella tempesta
chiede aiuto alla notte che gira e cancella le ore
e ne somma di nuove,
per riscrivere sulla sabbia
appena sciolta dall'acqua
il nome che aveva il mio amore perduto.
Schiavitù, libertà che conduce l'irreale
a prossimità inquietanti.
Sui pensieri distanti intreccia ricordi
spezzati, poi subito lava la memoria
come pioggia sulla pietra.
Avvince col suo infinito volere
la schiavitù di non poterti riavere.
E’ desiderio di niente, ama forse il silenzio,
però segue nel vuoto il vento
che scioglie lamenti dove il dolore profondissimo
suona con cadenze d'amore.

De Sanctis Michele



POLVERE NERA
VINCITRICE 2° PREMIO

Polvere sovrapposta
in un tumulto di esplosioni,
nel caos di una terra nel terrore,
sangue che sgorga da monti di corpi.
Corpi che non hanno più parole,
che non hanno più anima,
che non hanno più vita,
che non hanno pace,
che non hanno dignità.
Lacrime di bambino
inondano il mondo,
volti senza serenità,
occhi che chiedono
perché la polvere nera che c'è
offusca la luce.
È la guerra quella polvere nera
che offusca il sole
e che cade come neve impura
sui monti che crescono ogni giorno.
Cade per l'avidità,
per l'ambizione,
per il potere.
Si stenderà sulla terra
fino a che il potere
non smetterà di dominare il mondo.

Ronca Claudia



LA QUERCIA
VINCITRICE 3° PREMIO


Ho conosciuto un tempo
in cui del mondo intero
avrei fatto scempio,
ma non di quell'albero,
della quercia discreta
eletta per longevità
ad esser la segreta
delle volubili passioni
dell'ingrata umanità.
Reca sul tronco incisioni,
firma di lama o fuoco,
della mano che l'ha inflitte
per passatempo o giuoco.
Io non ho parole scritte,
ma dell'animo il riflesso:
ho cambiato i panni
ma in fondo sono lo stesso.
Cosa sono dieci dei miei anni
pel tuo essere ancestrale?
Un soffio di brezza dal mare.
Ricordo di bambino,
ramo piegato dal vento,
che incrocia con te il cammino
per fuggire dal tormento.

Cipollone Mario



CANTO DELLA DONNA
VINCITRICE 4° PREMIO


Le donne che vivono sugli alberi
sono a metà tra la terra e il cielo,
e suscitano la commozione dei passanti.
Le trovi a grappoli
appese ai rami più forti.
Le donne che dormono sulla ferrovia
si alzano al fischio del treno
e ne catturano il movimento.
Ti restano negli occhi
fino a destinazione.
Le donne abbandonate
portano in giro la loro capra
legata ad una lunga
lunga fune.
Le incontri nella notte
insonne e randagia
quando la luna è una pallina da tennis.
E speri che le stelle, troppo lontane,
rovescino su di loro
un pianto caldo
che corroda il freddo.

De Luca Fabiana



SUA MADRE
VINCITRICE 5° PREMIO


Penso a quegli occhi dolci, lucidi
tra le rughe, e comprendo
che di quel sorriso mi sento figlio.
E ora che sua madre muore
muore un poco anche la mia.
Non so quando,
così chiudo questa paura
tra le altre
e per adesso butto la chiave.

Faiazza Ascenzio

 



IL GIARDINO DEGLI IMPICCATI
VINCITRICE 6° PREMIO


Cadono gli steccati
con mani piene di odio
Avvicinando granelli di polvere
verso l'immacolata rovina
Appesa ad una corda...
Osserva attentamente
con i tuoi occhi:
paesaggi pensili
colmi di emancipazione
Vacche incinte
che verranno munte.
Ragazzi intenti
nei loro giochi d'identità
Con vecchi invidiosi della loro infanzia
Questa è la fiera
Dell'atrocità
Qui è il passo
dove tutto porta
alla gioia dell'autismo
Passa di qua
Quando la musica sarà finita.

Pelagatti Bruno Angelo

 



SONO STATA A MAUTHAUSEN


più non calpesterò
la terra violata.
Stanco di asciugare
pianto silenzioso
guardo il foglio bianco
dimentico di parole
che non ci sono,
dimentico di nomi
che non ci sono.
Solo un libro di lunghe pagine,
e pensieri d'amore,
lasciato nelle stanze di tortura:
Museo di sofferenza!
E cimiteri viventi
ricoperti di pietre:
omaggio della pietà
di turisti ingannati
dall'apparente sembianza
di villa misteriosa,
prigione di uomini
rapiti da treni
che non tornano più.
Sono stata a Mauthausen:
non dimentico
l'odore di morte!

Lamonaca Cristina



CRÉPERIE SAINT GERMAIN


Malchiusi e malcelati
questi debordanti
pensieri che ritornano
prepotenti e
su tremolanti e incerte
scale della memoria
arrancano dolenti/
Maldestre e malsinistre
le mie mani
che parlano
una lingua diversa
e si stupiscono ancora
osservando l'immobile viaggio
di queste coraggiose parole/
Rubate al tempo
mute e straniere
mi crescono dentro
e strappano le ultime foglie
dall'ingiallito mosaico
di questo morente autunno/
Parole
vuote a perdere
in quest'aria ferita
dai volti taglienti
di manichini di carta/

Di Matteo Pierfrancesco



SOGNANDO ORIZZONTI


Spiego le mie vele
a favore di questo vento onirico
che anche oggi
mi condurrà fuori
da acque salate
e scogli insidiosi.
Mi farò sempre più piccolo,
fino a scomparire all'umana vista,
oltre il mio orizzonte,
fra magici flutti
e creature mai viste.
E non lascerà schiumose tracce
il mio vascello.
Non esistono mappe.
Non mi troveranno,
affinché nessuna mano
possa svegliarmi.
Abbiamo entrambi bisogno
di esistere.

Coccia Fabrizio




I GIOVANI E...LA SETE D'INFINITO


L'urlo senza voce,
sale da te: non ti basta più
questa realtà che ti sfugge.
Grida forte
quella tua sete di libertà che ti porti dentro.
Ti ha distrutto
quella porta chiusa al tuo bussare,
quel sorriso mancato.
Quel vuoto dell'anima che ti fa sbandare,
ma non arrenderti: tu sei un pensiero di Dio.
Qualcuno ti prenderà sulle Sue spalle,
se tu credi.
Non bruciare la tua giovinezza: è come soffio che passa.
Sulla tua fragilità, sulla tua incompletezza, sulla tua sofferenza,
tu pur piagato e ferito e deluso,
ma assetato di luce e di infinito come sei,
ritroverai l'entusiasmo di una danza
che ti porterà alla gioia.
Non possiamo fare altro che donarci,
in un nuovo abbraccio d'amore.

Ricca Cottone Elisabetta



ESSENZA INDIVISIBILE


Torno alle lande
assolate di umidità,
torno alla mia terra
avara
cui ha scoperto
una dolorosa appartenenza.
Sono preistorica roccia
del Gran Sasso,
non fragile argilla
del Montefeltro,
sono figlia del commercio
scomposto,
non eredito l'ordine della natura
custodito con gelosia.
Sono prole del D'Annunzio
cosmopolita e
dei cafoni scesi a valle
a cercare fortuna lontano
dal canto delle aquile
e dei lupi.
Ho acquisito solo in parte
i costumi del mondo,
ma ho assorbito fino in fondo
il grido di libertà
in essi celati.

Mosca Francesca



L’EMIGRANTE


Come scordare le mura
di case cotte dal sole
e dal tempo!
Finestre socchiuse, scricchiolanti
dal vento e vecchi seduti
su sedie di paglia al fresco
dell'ombra nell'aia.
Pur le rondini a mezzogiorno
non si vedevano volare,
ogni cosa si nascondeva
da quel torrido calore.
Mentre tutto sembrava quieto,
qualcuno lontano dal paese,
continuava a lottare.
Oh...terra, terra ostinata
e prepotente, quante volte
sotto il sole cocente ho cercato
di far germogliare, quel che
mi restava di quel poco di grano?
Ma tu, tu, fiera della tua
natura e arrogante, hai voluto
fossi un emigrante.

Miulli Denise




IL CLOWN


Io recito il mio dramma della vita,
col volto bianco
e un naso tondo e rosso,
tra tanta gente
che ride a più non posso,
ma che in realtà
non ha capito niente
della persona che hanno lì davanti
che ora, triste,
vorrebbe andare via,
ma son costretto a dare l'allegria
a un pubblico di facce sconosciute
con qualche smorfia
e tre quattro cadute,
e rimanere a viver la bugia
di una risata che
non è la mia.

Franchi Luigi



UNA PAROLA AL TRAMONTO


Il mare al tramonto
è lo specchio dei nostri pensieri
che tremuli passano
ed imperlati di luce
s'increspano e danzano
attraversati dal vento.
Prima che brilli la stella,
prima che sorga la luna,
prima che tutto si offra
all'abbraccio di velluto
della notte,
dimmi quanto il tuo cuore,
anche oggi,
è imbevuto di me.

Castiglioni Manuel




A MIO PADRE


Grugniti scontrosi affogano
in sorsi di silenzio.
Occhi fissi sul piatto,
forzato acciottolio di posate.
Hai già frainteso le mie parole,
rifiutato il boccone di pace,
inceppandoti
sulla punta d'inezie.
Dove troverò il coraggio
di donarmi ancora?
Pasti saltati
porte sbattute
messaggi riferiti
lacrime strangolate.
Il sangue tace nella
prigione dell'indifferenza.
La carne rinnega ogni legame.
È difficile diventare figlia a quattordici anni.
Se mi tenderai la mano
ci proverò.

Razzi Di Nunzio Chiara

 



PLATONICA RISONANZA


Assuefatta alla polvere
L'impronta tua sulla soglia dei
miei ripensamenti
serenamente assente
torna
dove la fine è nota
lasciando grumi di
rabbia sotto unghie e ciglia
- platonica lontananza -
sei vertigine e
del pensiero
divergi le zolle.
Se anche
dell'incerto camminare
potrei
ad ogni andirivieni
serbarne il ricordo
so che nella vita non
t'appartengo,
ma del seguirti non mi stanco.

Pierfrancesco Di Matteo



A MIO PADRE SCOMPARSO


Se solo avessi
Un profumo o una voce
Da ricordare.
Se solo
Una ninnananna
Avesse estirpato
I rovi nascosti
Ogni sera
Fra cuscini di nebbia.
Anche solo
Un rimprovero
Rimbombasse
Nel vuoto
Dell'assenza.
E invece
Odore di malinconie deserte
E rose avvizzite
E decadenti
Tendaggi
Di velluto.
Eterna tristezza:
avere i tuoi occhi
e nemmeno sapere
se siano i tuoi davvero

D'Orazio Roberta

 



SEGRETO D'UN PORTO


All'alba
dei ponti salati,
mi guadavi
-antico pescatore
d'ampolle silenticon
reti d'evasione
e collane di sole,
colmando
foreste di me
su blandi traghetti
di carta
e una vela stinta
d'arancio.

Cervone Ilaria

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